LOGO -DCLI - Centre International Lebret-Irfed

Accueil du site > Documents > italiano

FARE DEI DIRITTI UMANI UN'ARMA CONTRO LA POVERTA'

di Yves Berthelot

FARE DEI DIRITTI UMANI UN’ARMA CONTRO LA POVERTA’

di Yves Berthelot(1)
Développement et civilisations, n° 363, maggio 2008

Article en français

La recente riforma delle Nazioni Unite non ha soddisfatto numerosi difensori delle libertà. A Ginevra, il nuovo Consiglio dei diritti umani resta dipendente, fino all’accesso alla ragion di Stato e dei gruppi d’interesse. Per quanto riguarda la questione dei diritti economici e sociali, la loro importanza dimostrata, ogni giorno in seno ai sindacati e alle imprese, non arriva a tradursi in norme cogenti. Ma all’alba del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata il 10 dicembre 1948 dai 58 Stati, allora membri dell’Assemblea Generale dell’ONU, l’arma costituita da questo testo fondante, rimane, per i popoli che soffrono, una luce di speranza per accedere ad una vita degna.

Il 25 aprile 2008, Le Monde, pubblicava un articolo di Caroline Fourest : « con un formidabile colpo di mano, i predatori dei diritti umani […] sono riusciti a trasformare l’ONU in un grottesco tribunale dove gli imputati siedono ormai sul banco dei giudici » Questo « tribunale » é il Consiglio dei diritti umani . Creato, giusto 2 anni fa, al posto della Commissione dello stesso nome, doveva assicurare il rispetto e la promozione di questi diritti e, giustamente, evitare che gli Stati non « cerchino di farsi eleggere (come già nella Commissione) non per difendere i diritti umani, ma per sottrarsi alle critiche, o per criticare gli altri. » Si ritornerà in una prima parte sulle ragioni che, al di là delle loro manovre per evitare di essere messi in stato di accusa in una sede internazionale, rendono gli Stati reticenti ad accettare accordi internazionali che faciliterebbero l’esercizio dei diritti umani.

Tuttavia, i diritti umani sono, per i popoli, un segno di speranza capace di mobilitare folle, di dare un’arma alle vittime d’ingiustizia e di motivare l’azione di un grande numero di organizzazioni non governative (ONG) per il diritto alla terra, all’acqua, a una vita degna…., e contemporaneamente fissare le priorità per le politiche di sviluppo a beneficio di tutti. In questa prospettiva, ci si interrogherà in una seconda parte sui diritti umani come strumento di lotta contro la povertà.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, ricordiamo che i testi internazionali fondanti sono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, esplicitati nel 1966 da due patti, uno per i Diritti civili e politici (DCP) e l’altro Diritti Economici, Sociali e Culturali (DESC). La dicotomia tra DCP e DESC é un risultato della guerra fredda. Mentre i paesi occidentali diventavano difensori dei primi, il blocco dell’Est e i paesi in sviluppo davano la priorità ai secondi. L’influenza dell’Ovest all’ONU ha permesso l’adozione di un numero di trattati e convenzioni che chiariscono gli obblighi degli Stati nell’attuazione dei DCP. Nulla di tutto cio’ esiste per i DESC. Al massimo ci sono dei Commentari generali stabiliti da esperti, che non impegnano formalmente gli Stati e, nel caso del diritto all’alimentazione, ci sono direttive volontarie che appoggiano la concretizzazione progressiva del diritto ad una alimentazione adeguata nel contesto della sicurezza alimentare nazionale. La qualificazione « volontari » e « nazionale » ricordano che solo gli Stati che lo vogliono, applicano queste direttive e che non c’é un obbligo internazionale nell’attuazione del diritto all’alimentazione. Le precauzioni inscritte nell’appello di queste Direttive illustrano in anticipo un certo numero di questioni che saranno sollevate nella prima parte.

Cinque ostacoli da superare per evitare il declino dei diritti umani

Tutti gli Stati, in gradi diversi, recalcitrano nel sentirsi legati nelle loro politiche dagli obblighi che derivano dalla Dichiarazione dei Diritti Umani e dai diversi testi collegati e dal potere che questi danno ai cittadini. Tutto cio’ si traduce nella rimessa in questione dell’universalità e nell’indissociabilità di questi diritti(2) e nei tempi che gli Stati impiegano per riconoscere che le violazioni dei DESC sono passibili di giudizio, che hanno delle responsabilità fuori del territorio nazionale e che le imprese devono rispettare questi diritti..

Il relativismo e il rifiuto dell’universalismo dei diritti

L’accento, posto recentemente in numerosi paesi sulla necessità di rafforzare la sicurezza e inasprire la lotta contro il terrorismo, ha portato a pratiche in contraddizione con i principi fondamentali dei diritti umani. Ognuno di noi ha in mente Guantanamo o Abu Ghraib che hanno suscitato indignazione. Ma, se si tratta di prevenire attentati o di rafforzare la sicurezza, l’opinione pubblica é pronta ad accettare interrogatori duri, cioé la tortura. Questo mettere in questione il carattere assoluto dei diritti umani é il relativismo politico. Alcuni Paesi utilizzano gli obiettivi nazionali di sviluppo e di industrializzazione per perpetrare o tollerare violazioni massicce dei diritti umani e considerano un’economia in buona salute, prioritaria rispetto alla persona umana. Dei villaggi vengono inondati senza che ci si occupi di cio’ che succederà agli abitanti, delle persone sono espulse dalle loro case per costruire fabbriche o case più moderne senza che ci si curi di dare loro un alloggio. Dare la preminenza alla crescita o alla redditività piuttosto che ai diritti. è relativismo economico.

L’argomento secondo cui i diritti umani sono esclusivamente ispirati dalla cultura occidentale é ripreso non soltanto dai Paesi culturalmente distanti dal mondo occidentale, ma anche da governi di Paesi che fanno parte di questa cultura, ed é relativismo culturale. Qualificare di razzismo ogni critica verso una religione con il rischio di giustificare l’integralismo, significa rifiutare la libertà di opinione, e cosi’ rimettere in questione l’universalità dei diritti umani.

Oggi, i diritti umani costituiscono il solo sistema normativo suscettibile di proteggere le popolazioni contro le esazioni abusive e l’arbitrio. Conservare il loro carattere assoluto e universale é una lotta da vincere sia nelle sedi internazionali che nella pubblica opinione.

L’indissociabilità dei diritti umani

L’interdipendenza dei diritti umani é un’altro modo di dire la loro indissociabilità. Dalla fine della Guerra fredda, è apparso chiaramente che la privazione di certi diritti civili e politici aveva imbrigliato le iniziative, frenato lo sviluppo e ritardato la possibilità per tutti di beneficiare dei DESC. Questo resta vero. In senso inverso è sempre più evidente che la violazione dei DESC trascina anche le violazioni dei DCP. Solidi studi statistici, infatti, hanno recentemente dimostrato che le vittime di trattamenti inumani e degradanti, vedi le torture, erano per lo più di poveri o di persone vulnerabili (donne, bambini). In più di un caso su due, questi sono stati imprigionati e maltrattati in seguito a manifestazioni di protesta alle quali avevano partecipato perché erano stati privati di uno dei loro diritti economici, molto spesso la terra o la casa.

L’indivisibilità dei diritti umani é affermata più a parole che nei fatti. Pertanto la loro interdipendenza dovrebbe sollecitare i governi che credono ai DCP (o ai DESC ) a non trascurare i DESC (o i DCP) in mancanza dei quali la loro azione rischia di essere inefficace ed effimera.

Non c’é rispetto del diritto senza possibilità di ricorso

Un diritto senza possibilità di ricorso non é reale, inoltre, la procedura di ricorso attraverso i dibattiti che suscita, alimenta e chiarifica il contenuto del diritto. Ora i DESC non sono soggetti a giurisdizione in numerosi paesi e, contrariamente ai DCP non lo sono nemmeno a livello internazionale, anche se alcuni lo sono davante a delle giurisdizioni regionali. Per questo fatto, le violazioni dei DESC rimangono spesso impunite e le vittime non sono indennizzate. Dal 2003, é in trattativa un protocollo aggiuntivo ai DESC. Permetterebbe a persone o a gruppi di persone di sottoporre delle « comunicazioni » che segnalano violazioni di DESC davanti al Consiglio dei diritti umani. Si svilupperà progressivamente una giurisprudenza, che contribuirà a chiarire le implicazioni normative e operative dei DESC e che solleciterà i governi, poco preoccupati di essere convocati davanti ad un tribunale internazionale, ad adottare un quadro legislativo per rendere questi diritti passibili di giudizio a livello nazionale.

Il negoziato sul protocollo aggiuntivo entra in una fase critica perché é stata posta la questione di sapere quale sarebbe la lista dei diritti a cui si dovrebbe applicare il protocollo. Porre questa questione, rivela la reticenza di alcuni Stati ad adottare il protocollo e il loro tentativo di limitarne la portata. Stabilire una tale lista andrebbe contro il principio di indivisibilità ; tutti i diritti devono essere sottoposti a giudizio.

L’extra territorialità e la coerenza delle politiche

Uno Stato puo’ avere una responsabilità nella realizzazione dei diritti umani in un altro Stato ? E’ la questione dell’extra-territorialità. Il patto sui diritti civili e politici limita esplicitamente le responsabilità al territorio nazionale ; quello sui diritti economici, sociali e culturali non menziona tali limiti e anzi al contrario, contiene degli impegni legati alla cooperazione tra Paesi per la realizzazione di questi diritti, ma non c’é l’istanza per ricevere denunce. Pertanto è evidente che le decisioni economiche e le politiche di un paese, particolarmente se la sua economia è forte, possono turbare l’ economia di altri e la realizzazione dei diritti dei loro cittadini. Per esempio, le esportazioni di prodotti agricoli sovvenzionati dagli Stati Uniti e dall’ Unione Europea, arrivano sui mercati d’Africa e di paesi di altre regioni, a prezzi cosi’ bassi che obbligano i contadini locali a vendere in perdita, privandoli dei mezzi per nutrire e curare le loro famiglie, cioè del loro diritto all’alimentazione e alla salute. Un Paese deve precludersi politiche che portano benefici a una parte dei suoi cittadini quando questi sconvolgono i diritti di uomini e donne di altri Paesi ? Rispondere si, come l’etica consiglia non é politicamente facile. Senza dubbio per soddisfare le necessità nazionali bisogna cercare strategie diverse da quelle che ledono i diritti degli abitanti di altri Paesi. Più in generale l’extraterritorialità pone la questione della gerarchia degli obblighi internazionali. All’epoca del negoziato delle Direttive volontarie di cui sopra, numerosi governi si rifiutavano di riconoscere una qualsiasi preminenza dei diritti umani su altre convenzioni o impegni internazionali. Pertanto accade che alcuni accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) o che le politiche imposte dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali finiscono per privare gruppi sociali del godimento dei loro diritti(3). In ogni caso gli Stati dovrebbero vigilare a che le Convenzioni, le regole, le politiche, i condizionamenti che elaborano nelle diverse sedi internazionali non contrastino il rispetto dei diritti umani..

Norme internazionali per le imprese transnazionali

Le imprese non hanno l’obbligo giuridico diretto di applicare i diritti umani ; non sono tenute che al diritto degli Stati nei quali operano. Ora, l’eterogeneità e la debolezza delle legislazioni dei Paesi in via di sviluppo, offrono alle imprese straniere che vi si installano, opportunità di generare dei profitti senza considerare le conseguenze sociali ed ambientali della loro attività. Alcune addirittura chiedono di beneficiare di deroghe al diritto nazionale già debole, ben noto in zone franche, a scapito dei diritti umani e delle norme dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT).

Resi più coscienti delle loro responsabilità sociali e ambientali, alcune imprese transnazionali, hanno elaborato e adottato, su base volontaria codici di comportamento relativi ai diritti umani. Questi codici, negoziati con sindacati mondiali, che ne sorvegliano l’esecuzione sono per natura eterogenei e per lo piu’ poco cogenti. Le norme che propongono sono lontane dall’ essere applicate in tutte le imprese e, quelle che le ostentano non sempre controllano la pratica delle loro filiale e dei sub-appalti locali. Sarebbe quindi utile un accordo intergovernativo per rendere tali codici universali e piu’ cogenti. Un’iniziativa é stata presa in questo senso, ma si é scontrata con gli interessi degli Stati e delle imprese che traevano vantaggio dal lassismo di numerose giurisdizioni : il progetto delle « Norme delle Nazioni Unite sulla responsabilità in materia dei diritti umani delle società transnazionali » é stato respinto dalla Commissione dei diritti umani nel 2005. Il compito di trovare le basi di un accordo é stato affidato a un rappresentante del Segretariato generale delle Nazioni Unite.

L’apporto del diritto alla lotta contro la povertà.

Riconoscere che ogni individuo ha diritto a una vita decente come proclama la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, riconoscere che ciascuno ha diritto all’alimentazione, alla salute, all’educazione, all’acqua, al lavoro, ad un alloggio, come precisano I DESC, é cosi’ importante per coloro che vivono nella povertà e non godono di questi diritti ?

Lottare contro la povertà : la complementarietà dell’economia e del diritto

La povertà non è solo una insufficienza di reddito per soddisfare i bisogni essenziali. E’ anche l’incapacità di alcuni di trarre profitto dalle risorse disponibili per vivere degnamente. Molto spesso perchè vittime di discriminazioni di fatto, volontarie o no, che risultano dallo stato della società nella quale vivono : « povertà di capacità » per riprendere l’espressione di Amartya Sen. Lottare contro l’insufficienza di reddito non é una questione di diritto ma deriva dal concetto classico dello sviluppo. Tuttavia se questo sviluppo é mal condotto, rischia di essere senza effetto sulla povertà : se la crescita della ricchezza nazionale s’accompagna a disuguaglianze di redditi il senso di povertà e di esclusione si rafforza. Lottare contro la povertà è certamente condurre delle politiche che assicurino la disponibilità di alimenti sani, sviluppino infrastrutture e si adoperino affinché l’acqua, l’energia, la casa, le cure sanitarie e la scuola siano accessibili a tutti. Ed è anche fare in modo che gli individui abbiano la capacità di far valere i propri diritti e di poter far intendere la loro voce sul modo di soddisfarli e di avere la capacità di esercitare questi diritti per contribuire allo sviluppo della società.

I DESC, una guida per gli Stati alla lotta contro la povertà

A che cosa sono tenuti gli Stati nel mettere in opera i DESC ? Le riflessioni sul diritto all’alimentazione hanno permesso di caratterizzare gli obblighi dello Stato che si possono applicare all’insieme dei DESC. Si riassumono in tre verbi : rispettare, proteggere, e facilitare. Rispettare : lo Stato non puo’ prendere una decisione che privi qualcuno di un diritto di cui gode senza procurargli altri mezzi per goderne ; cosi’ come deve ridare una terra a chi espelle dalla sua per costruire una diga. Proteggere : lo Stato deve impedire che un altro privi qualcuno di un diritto senza compensazione ; cosi’ deve vigilare che un contadino non possa essere privato dell’acqua che irrigava il suo campo perché, a monte, il ruscello che forniva l’acqua è stato deviato. Facilitare : lo Stato deve gestire politiche che permettano « progressivamente » ad ognuno di beneficiare dei propri diritti. Non ha l’obbligo di risultato, ma ha quello di dare la priorità alle politiche che permettono di realizzare questi diritti. L’avverbio « progressivamente » ricorda, certamente, che non é possibile tutto subito, ma che bisogna darsi da fare per condurre le politiche necessarie.

I diritti umani vanno al di là dell’approccio puramente economico ricordando i valori legati alla dignità dell’uomo, dando la loro legittimità agli obiettivi di giustizia sociale e definendone le priorità di sviluppo, perché ciascuno possa godere di una vita degna. In fine, i diritti dell’uomo danno potere agli individui permettendo loro di ricorrere alla giustizia nel caso in cui i loro diritti sarebbero violati. Ed è qui che le ONG intervengono.

La necessaria pressione delle organizzazioni non governative

Le ONG ricordano agli Stati i loro impegni internazionali, che molto spesso dimenticano, fanno pressione affinché li traducano in leggi e regolamenti nazionali e li sollecitano a rispettarli. Le ONG hanno la capacità di sensibilizzare le categorie piu’ vulnerabili della popolazione ai loro diritti, e di aiutarli nelle loro rivendicazioni presso le autorità locali, i tribunali o le istanze internazionali per farli rispettare. La libertà di parola e di azione delle ONG è essenziale perché possano dare potere ai poveri e fare pressioni sugli Stati. ; ed è proprio per questo che questa libertà è cosi’ sovente negata dagli Stati autoritari.

Conclusione

I diritti umani non devono essere indeboliti dal relativismo corrente e dalla rimessa in questione dell’universalità dei valori che la ispirano. Devono essere considerati un’arma dei poveri per accedere a una vita degna.

traduzione : Leonardo Paradiso e Lidia Miani

Notes

[1] - Yves Berthelot, già Segretario Generale aggiunto della CNUCED (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) e Segretario esecutivo della commissione economica per l’Europa (CEE-ONU). E’ attualmente Presidente di Développement et Civilisations Lebret-IRFED e del Comitato francese per la solidarietà internazionale (CFSI).

[2] - Il summit delle Nazioni Unite sui diritti umani (Vienna 1993) ne aveva riaffermato senza ambiguità tre caratteristiche fondamentali : L’universalità, l’interdipendenza, e l’indivisibilità.

[3] - Lo stesso vocabolario cambia di significato da una istituzione all’altra. Per esempio, per l’OMC la non –discriminazione, significa che le stesse regole si applica a tutte le imprese, qualunque sia la loro grandezza o la loro origine ; dal punto di vista dei diritti umani la non-discriminazione puo’ richiedere una discriminazione positiva in favore di persone o di gruppi di godono dei loro diritti.


Suivre la vie du site RSS 2.0 | Plan du site | Contact | Mentions légales | Crédits